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Gigi De PaloGRAZIE DELLA FIDUCIA!  Sono stato rieletto presidente nazionale
del Forum delle Associazioni Familiari per i prossimi 4 anni.
Grazie a tutte le grandi associazioni italiane per avermi rinnovato la loro fiducia.
Se nei tre anni appena trascorsi abbiamo “giocato” cercando di strutturare maggiormente il forum a livello territoriale, i prossimi quattro anni saranno all’attacco, saranno in uscita. Cercheremo di “primerear” come dice Papa Francesco.

Qui, se volete leggerlo, il mio intervento di ieri durante #assembleaforumfamiglie

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Siamo in guerra. Ogni anno viene sganciata una bomba che non esplode, ma che fa oltre 180mila vittime, più o meno quanti sono gli abitanti di Modena, Reggio Calabria o Reggio Emilia. Siamo in guerra. E la cosa più preoccupante è che non ce ne rendiamo conto. Siamo in guerra. E l’unica cosa che riusciamo a fare è commentare il bollettino sulle agenzie di stampa. Numeri spaventosi, che ormai ci lasciano indifferenti. Lacrime nella pioggia.
Siamo in guerra. E stiamo sottovalutando la situazione, convinti che tanto ancora c’è tempo. Siamo in guerra e ce ne accorgeremo tra pochi anni. Non appena le famiglie, che sono l’unico vero ammortizzatore sociale di questo Paese, non riusciranno più a far fronte a un disabile in casa. A un anziano sempre più anziano. A un problema sanitario cronico.
Siamo in guerra perché, tra qualche anno, il nostro Paese sarà un grande ospizio. Senza futuro. Con un radioso e glorioso passato. E un presente mediocre. Siamo in guerra perché dovremo accettare passivamente il fatto che i nostri figli partiranno, andranno all’estero, emigreranno per necessità. Andranno a pagare il debito pubblico di un Paese concorrente.
Siamo in guerra perché non riusciamo a fare squadra. Litighiamo, discutiamo, ci accapigliamo come bambini piccoli. E non parlo solo della politica. Parlo di tutti i livelli. Parlo delle associazioni, dei sindacati. Parlo delle imprese, della banche… Il nostro è un Paese che avrebbe bisogno di coesione e che, invece, è perennemente in guerra con se stesso.
Siamo in guerra perché non riusciamo a fare il salto di qualità. Perché pensiamo che il Bene Comune sia la somma degli interessi particolari. L’interesse delle imprese, più quello delle banche, più quello dei sindacati, più quello dei media, più quello delle associazioni, più quello delle famiglie, più quello degli immigrati, più quello degli immigrati, più quello dell’Europa… uguale “il bene comune”.
Magari… basterebbe tirare una linea e fare una somma.
Ma non è così che funziona. Il Bene Comune è il salto di qualità che ci manca. Il denominatore comune da cui ripartire. Oltre gli schieramenti. Oltre le differenze. Oltre i partiti. Oltre il Nord e il Sud, che da troppo tempo vanno per conto loro.

Noi lo diciamo da tre anni. Lo ripetiamo preoccupati, come una litania.
Carthago delenda est… Catone amava ripetere questa frase. “Dobbiamo distruggere Cartagine. Dobbiamo distruggere Cartagine”. E amava tirare fuori dei fichi freschi. Ecco, il Forum Famiglie da tre anni lo ripete noiosamente: urge un Patto per la Natalità. Dobbiamo mettere i giovani nelle condizioni di fare famiglia.
Dobbiamo far ripartire questo Paese. Dobbiamo fare qualcosa per porre fine a questo suicidio demografico. Alcuni studiosi affermano che negli ultimi decenni del XX Secolo siamo entrati in una nuova fase, in cui “l’onere della prova” si è invertito. Se prima, infatti, di default si mettevano al mondo dei figli, mentre il non farli nasceva da una scelta maturata solo alla luce di ostacoli subentrati, ora la condizione di partenza è l’assenza di figli e, al contrario, aprirsi alla vita richiede una scelta deliberata e consapevole, supportata da condizioni positive.
Ne consegue che se un Paese vuole diminuire le nascite, non deve disincentivare le persone a fare figli: basta non metterle nelle condizioni adatte per averli. D’altronde, sono convinto che se l’Italia oggi è come un terreno che non dà frutti non è perché non sia potenzialmente fertile, ma principalmente perché questo terreno è stato mal coltivato in tutti questi anni.
Ieri parlavo con il professor Rosina e mi dava un dato interessantissimo. Alla domanda: “Quanti figli vorreste avere?”, quasi il 90% dei giovani italiani risponde: due o più figli. Ma la cosa più bella è la risposta alla domanda: “Come ti sentiresti o come ti sei sentito nei confronti dell’arrivo di un figlio?”. Bene. Oltre il 90% ha risposto: “Fiero”. L’80% - sentite che bello - “Con più senso nella vita”. Questo significa che se questi giovani fossero semplicemente aiutati a realizzare i propri progetti di vita, non solo la denatalità italiana diventerebbe un problema superato, ma avremmo dato un senso alla loro vita.
Quindi l’obiettivo di riportare la fecondità vicina all’equilibrio generazionale non è impossibile, perché non si tratta di convincere le giovani coppie a far figli, ma semplicemente di metterle nelle condizioni di realizzare meglio e con più successo i propri obiettivi di vita, i propri sogni!
Il declino, quindi, non è un destino ineluttabile e la crescita dipende da noi, a partire da quello che vogliamo essere e fare nei prossimi decenni.

A parole siamo tutti d’accordo.
Ma poi nei fatti… Ogni anno, l’anno della famiglia è l’anno prossimo. Tre presidenti del Consiglio diversi. E tre ministri della Famiglia diversi, tutti rigorosamente senza portafoglio! Non si può costruire nulla di serio, in questo modo. Soprattutto quando si fanno proposte strutturali come quelle che facciamo noi. Come quelle che servono all’Italia. Che necessitano di conteggi, simulazioni, verifiche, sperimentazioni…

Per fare una seria e vera riforma fiscale servono almeno due Leggi di Stabilità. Ci riusciremo questa volta? Abbiamo presentato la nostra proposta fiscale, il “Fattore Famiglia”, a tutti i Governi. Tutti ripetono sempre la stessa cosa: non ci sono i soldi. Poi, però, ti accorgi che un anno si trovano 10 miliardi per gli 80 euro. Un anno 9 miliardi per il reddito di cittadinanza. Ma come? Ci era stato detto che non c’erano soldi. Sempre la stessa storia. Sempre lo stesso gioco delle parti.
E intanto stiamo entrando nella trappola demografica, perché sono diminuite vertiginosamente anche le donne in età fertile. E intanto – che ci piaccia o non ci piaccia – abbiamo bisogno di forza-lavoro immigrata, perché i nostri giovani – giustamente – vanno a cercare di realizzare i loro sogni lavorativi e familiari altrove…. E intanto, in un Paese che sta vivendo la crisi demografica più lunga e difficile della sua storia, scopriamo che la seconda causa di povertà è mettere al mondo un figlio. Che le donne sono costrette a nascondere il pancione. Che un figlio da 0 ai 18 anni costa 172mila euro… Una follia.

Quando tre anni fa abbiamo iniziato ad insistere sul tema della natalità, siamo stati presi per pazzi. Adesso ci fa piacere vedere che tutti, ma proprio tutti, insistono sul tema. Non ho mai visto tanti imitatori. Tanti che vogliono raccogliere dove non hanno mai seminato. Adesso tutti a riempirsi la bocca di politiche familiari, di fiscalità più equa, di emergenza demografica…
Perché – e noi lo sapevamo anche tre anni fa – la demografia è un principio non negoziabile: non possiamo accettare il fatto che una famiglia, pur volendo un figlio, abbia paura a farlo…

Ma veramente si pensa che il Reddito di Cittadinanza possa essere fatto passare per politiche familiari? Ma veramente si crede che i vari bonus bebè, bonus asilo nido, bonus di qua e bonus di là, facciano ripartire la natalità?
Ma lo sapete che – oggi – una famiglia che ha un contratto atipico non prende nemmeno gli assegni familiari? Ma la politica lo ha capito che – oggi – ad una famiglia conviene separarsi per finta per pagare meno tasse e inoltre avere agevolazioni di ogni tipo nelle graduatorie degli asili nido e delle mense scolastiche? Il vero problema è far capire alle Istituzioni, a tutti i livelli, che le famiglie non vogliono elemosina, ma giustizia.
Le famiglie non chiedono aiuto allo Stato, vorrebbero semplicemente che lo Stato le mettesse nelle condizioni di aiutarlo. Quanta fatica per far comprendere a Sindaci, Governatori e Ministri che la famiglia non è un malato da curare, ma la cura del malato. Un cambio di mentalità. Una nuova narrazione della famiglia: non più problema, ma risorsa. La startup delle startup. L’impresa che produce risparmio.
Siamo in guerra. Con noi stessi. Perché sappiamo tutti chiaramente che cosa dobbiamo fare, ma non lo stiamo facendo.

Ma oggi non vogliamo stare qui a piangerci addosso, a gridare “piove, governo ladro!” No, questa non è la storia del Forum. Non è la storia dell’associazionismo familiare italiano. Noi non siamo quelli che si rassegnano e che si piangono addosso. Noi siamo quelli che si spaccano la schiena perché ci credono. Quelli che fanno un figlio non perché conviene, ma perché è bello. Noi siamo quelli che mentre ci troviamo qui, riuniti a parlare, stiamo dando risposte concrete alle famiglie italiane.
Non siamo quelli che parlano a nome del popolo facendo campagne mediatiche senza lavare i piedi alla povera gente. Noi siamo il popolo. Il Paese reale stanco, che va oltre l’indignazione. Siamo quelli che risolvono i problemi. La sussidiarietà umiliata che deve chiedere il permesso di aiutare. Quelli che vanno avanti nonostante gli insulti e i bastoni tra le ruote della burocrazia. Siamo quelli che non possono scioperare. Quelli che si fanno carico dei malati di Alzheimer (8/10 in Italia). Quelli che accolgono i bimbi con la Sindrome di Down perché ogni persona è degna. Quelli che prendono in affido quei bambini che non vuole nessuno. Quelli capaci di trasformare uno scarto in un figlio. Quelli che provano a evitare che una famiglia si sfasci, scongiurando costi sociali che ricadrebbero su tutta la collettività. Quelli che si fanno carico del più debole. Quelli che formano i genitori ad andare nelle scuole non per fare polemiche, ma per provare a ricucire il tessuto ormai sfilacciato del rapporto con i docenti.

Perché il mondo non lo cambi con le lobby, ma dando la vita.

E allora, eccoci ancora qui, dopo 25 anni. Stanchi, ma mai domi. Eccoci qui! E oggi lo ribadiamo a tutto il Paese. Eccoci qui, per continuare a dare il nostro contributo. Con competenza, energia e fantasia.
Al mondo della politica diciamo: sfruttate la nostra competenza. Valorizzate il lavoro che facciamo ogni santo giorno. Aiutateci ad aiutarvi. Ma soprattutto: è finito il tempo delle analisi. Quelle, ormai, sono molto chiare. Chi ha la forza di fare sintesi? Chi ha la capacità di trasformare le parole e le promesse in concretezza? Qui ed ora serve una volontà politica chiara.
Qui ed ora si tratta di scegliere se essere rieletti e occupare una poltrona o passare alla storia. Qui. Ed ora.

(come scriverebbero negli Atti dopo un discorso come questo in Parlamento: "applausi a destra, al centro, a sinistra")
 

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