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Documenti stampa

20181122 Michele Colucci con la moglie sig.ra Caterina
Riprendiamo dall'account su Facebook dell'amico
Francesco Colucci il testo con foto composto
per ricordare la vita di suo padre,
Michele Colucci e della Famiglia da lui creata
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Dal Vangelo secondo Matteo,
capitolo 24, versetto 35
“Il cielo e la terra passeranno,
ma le mie parole non passeranno”

Partecipo la nascita al Cielo
di mio padre Michele Colucci
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Nota biografica di Michele Colucci (1929-2018)
Nacque a S. Paolo di Civitate, in provincia di Foggia, da Francesca (1???-1932) e Francesco Colucci (18??-195?) il 29 luglio 1929, lo stesso giorno e mese del duce del fascismo Benito Mussolini. Ricordava che da bambino venne inquadrato tra i Balilla (organizzazione paramilitare in epoca fascista); una volta li passò in rivista lo stesso Duce, che si soffermò su di lui accarezzandogli la testa.
Il padre combattè nella prima guerra mondiale e perse l’avambraccio destro, ditalchè al ritorno venne impiegato come guardia forestale; nonostante avesse la sola mano sinistra era in grado di cavalcare, catturare malviventi e legarli alla coda del cavallo per portarli in galera.
Il padre ebbe 7 figli da Francesca, oltre Michele: Pasquale (Lilino) 1910-198?, Teresa (Sisina) 1921-2008, Filomena (Miuccia) 192?-199?, Ida 192?-198? e Ofelia 1932-?. Mentre allattava Ofelia la madre morì di polmonite lasciando Michele orfano a 3 anni di età; il padre si risposò con Lucia, vedova con prole, dalla quale ebbe Enza 193?-. Virginia-193?-?. Fulvia 193?-?. Con la seconda moglie la famiglia allargata si trasferì da S. Paolo di Civitate, nel capoluogo Foggia, ove Michele frequentò con scarso successo la scuola, fece il servizio militare nella marina, ma venne congedato anzitempo per intemperanze, tuttavia fece domanda per partire volontario nella guerra di Corea, ma la cosa non si concretizzò. Partì per l’avventura in Brasile, dove non ebbe fortuna economica, ma, come recita il detto, l’ebbe in amore; comunque tornò in Patria e ricevette dal padre un’attività commerciale di rivendita di mozzarelle, che però non decollò ed infine si recò a Roma dove conobbe Caterina Marchisella (1938-) convolò a nozze. La conoscenza avvenne mediante le rispettive sorelle, che abitavano sullo stesso pianerottolo di un condominio di Centocelle.
Il matrimonio con Caterina Marchisella venne celebrato il 12 aprile 1959 e festeggiato una settimana più tardi, senza viaggio di nozze. Il 3 gennaio di otto mesi dopo (1960) nacque Francesco e il 16 ottobre 1961 Riccardo (+2009). La famiglia abitava in Via di Pietralata e viveva con l’attività di autista di Michele, al servizio di un imprenditore che era stato colonnello dell’esercito e che impartiva a Michele ordini perentori, che questi soffriva molto.
A questo punto il destino riservò alla giovane famiglia una sorte atroce, la morte di Francesco, per un enterocolite fulminante alla tenera età di 1 anno e 11 mesi, l’11 dicembre 1961, al Policlinico Umberto I. Il secondo figlio Riccardo continuò ad essere allattato dalla madre, con il parere contrario dei medici, che si erano accorti della profonda depressione in cui versava la madre per la morte di Francesco; quel latte di dolore segnò la vita di Riccardo che crebbe nel mito di “Franceschino” e con il morboso attaccamento della mamma che riversò su di lui le ansie determinate dalla tragedia.
La salma di Francesco venne consegnata alla famiglia solo dopo vari giorni, perché l’ospedale volle procedere ad accertamenti di eventuali responsabilità dei sanitari. Nel frattempo, viste le scarse risorse economiche, la famiglia si era attrezzata per una sepoltura terragna al cimitero del Verano, ma ecco che pochi giorni prima Michele vinse un 12 al concorso a premi Totocalcio (bisognava indovinare il risultato di vittoria, pareggio o sconfitta, corrispondenti ai segni 1 X 2 delle partite del campionato di calcio) e così potè pagare l’uso perpetuo di un loculo del settore riservato ai bambini del cimitero del Verano; sulla lapide Michele dettò la seguente frase “fragile come un fiore il vento se lo portò, papà, mamma e cadi”, cioè Riccardo, come veniva chiamato da Francesco, assai precoce nell’uso della parola. La visita alla tomba di “Franceschino” divenne meta costante di tutte le domeniche mattina per molti anni.
Il 28 dicembre 1962, a pochi mesi dalla scomparsa di Francesco, nacque un terzo figlio che venne anche lui chiamato Francesco. Si era ricostituita così la famiglia, che nel 1964 si trasferì da Pietralata al quartiere Statuario, sulla Via Appia Nuova, di fronte alla Villa dei Quintili (II secolo d.C.); lo Statuario è così chiamato per via dell’enorme quantità di statue rinvenute nell’area archeologica, di cui molte vennero sistemate sui terrazzi delle case costruite negli anni ’30, quando l’area venne urbanizzata come area agricola con lotti dotati di casa a due piani e terreno destinato alla coltivazione orticola. Il luogo era stato scelto anche perché Michele iniziò l’attività imprenditoriale di rivendita all’ingrosso di bevande nell’area dei Castelli romani, facilmente raggiungibile dallo Statuario. L’appartamento venne acquistato dall’imprenditore Mezzaroma (in via Rende, 4). Negli anni ’50 e ’60 l’assetto urbanistico dello Statuario si modificò con l’edificazione di palazzine di 3 piani con appartamenti e passò da zona di lotti per la coltivazione della terra a zona residenziale. Tale modifica rese necessaria l’installazione di servizi commerciali, scolastici e, soprattutto, della Parrocchia di S. Ignazio l’Antiochia (1952) con il primo parroco (don Giovanni Scorza 1918-1985) che diede l’impronta al quartiere, anche con una classica attività collaterale alla Democrazia Cristiana; proveniente da Cassano al Ionio, il calabrese don Giovanni riuscì a nominare le centinaia di nuove strade derivanti dalla frammentazione dei lotti, con i nomi di paesi della natia Calabria. La zona è caratterizzata dalla vicina Appia Antica (V miglio) dall’ippodromo delle Capannelle e dalla zona degli acquedotti di Roma antica.
La famiglia crebbe con la nascita di Raffaele (1966) ed infine con l’agognata figlia femmina Maria Teresa (1970). Fino allo shock petrolifero dei primi anni ’70 l’attività imprenditoriale di Michele prosperò ed i ragazzi crebbero frequentando le scuole dell’obbligo nel quartiere e soprattutto la parrocchia, con l’oratorio ed il cinema. Caterina partecipava attivamente alle attività parrocchiali ed anche alle iniziative politiche della Democrazia Cristiana, seppure a livello di quartiere. L’estate si trascorreva in Puglia sul Gargano (Mattinata, Vieste, Peschici) dove si incontravano i parenti paterni. A Foggia si andava anche durante l’anno per visite in occasione delle festività, con trasferte in auto, almeno fino alla nascita di Maria Teresa, perché poi il nucleo familiare (6 persone) non consentiva più di starci tutti. Nel 1973 Michele, insieme ad altri parenti, occupò un’area demaniale all’Idroscalo di Ostia, costruendo una casetta per le vacanze vicino al mare che divenne meta di weekend e vacanze estive, insieme ai parenti che costruirono altrettante casette, in un clima da villaggio tipo “brutti, sporchi e cattivi” perché la precarietà dell’occupazione non consentiva di investire più che in un’edilizia appena sufficiente. Nel 1975 proprio lì venne ucciso Pier Paolo Pasolini e Michele, subdorando il peggio, riuscì a vendere la sua casetta e il lotto occupato ad una famiglia di San Basilio. Infatti, pochi mesi dopo, il clamore suscitato dall’omicidio eccellente spinse il Demanio a radere a zero tutto il villaggio abusivo.
A metà degli anni ’70 la concomitanza della crisi economica e dell’approdo alla scuola superiore di Riccardo e Francesco, creò varie difficoltà. Riccardo nel clima violento degli anni di piombo si arruolò in formazioni di ultra destra (Fuan) partecipando attivamente alle iniziative militanti, trascurando gli studi che vennero infine interrotti alla seconda classe del liceo. La strage di Acca Larentia (7 gennaio 1978) vide Riccardo e Francesco (che seguiva il fratello più per vedere e controllare che per reale convinzione) in prima linea nel clima di protesta e di scontri. Caterina e Michele si risolsero infine ad abbandonare lo Statuario, sia per risolvere le difficoltà economiche con la vendita dell’appartamento di Via Rende, sia per allontanare i figli più grandi da Roma e dal clima pericoloso di violenza che si respirava.
Acquistarono (1978) un ristorante nel comune di Ariccia (sulla Via Nettunense) che venne ribattezzato “La Famiglia” e andarono ad abitare in un appartamento soprastante. Michele continuava nell’attività commerciale di vendita all’ingrosso di bevande, mentre Caterina con vari aiuti si prestata a fornelli del ristorante, con Riccardo che avrebbe dovuto operare come cameriere, mentre Francesco, Raffaele e Maria Teresa continuavano gli studi. L’operazione non funzionò per l’inesperienza di tutti nel gestire questa nuova attività. Riccardo allora utilizzò una parte del locale impiantandovi una discoteca, che attirava più problemi che altro. Allora Michele e Caterina decisero di vendere il ristorante ed acquistarono la discoteca Scacciapensieri, nell’omonimo grattacielo di Nettuno (1979). Una notte la malavita camorristica che voleva prendersi il locale, fece scoppiare una rissa esplodendo colpi di pistola contro il vetro che separava il locale dall’adiacente piscina, con il rischio di sfondarlo e di provocare una strage con l’enorme quantità di acqua che avrebbe inondato tutto. Per fortuna il vetro resistette. A questo punto Caterina si rivolse ad un uomo politico (Antonio Pala) ed alla sagace segretaria Fiammetta, per cercare una soluzione. Si ricordò che la suocera prendeva una “bella pensione” e Fiammetta scoprì che era una pensione di guerra, quindi Michele era orfano di guerra perché il padre, quando morì negli anni ’50, risultò che era morto a causa delle ferite e quindi per causa di guerra. La situazione di orfano di guerra gli consentì di avere un lavoro all’Aeroporto di Fiumicino ed una casa ad Ostia, in Via Capo Palinuro, 27 (1980).
Negli anni ’80 il figlio Riccardo svolgeva l’attività di cameriere alle dipendenze, perché la situazione economica della famiglia non consentiva di investire nell’acquisto di un locale di proprietà ed anche perché i tentativi fallimentari precedenti sconsigliavano. Convisse dal 1990 l 1996 con una cittadina argentina (Amata) da cui ebbe un figlio (Michele Amado 1995) che morì alla nascita. Francesco completò gli studi con la laurea in Scienze Politiche (1986) il servizio militare come ufficiale di complemento della Guardia di Finanza (1987-88) e con la vittoria del concorso per Referendario parlamentare al Senato della Repubblica. Una serie di soddisfazioni che iniettarono grande fiducia nei genitori. Raffaele non completò gli studi superiori e si impiegò come cuoco nell’impianto dell’ospedale Grassi di Ostia, dove incontrò la futura moglie Daniela che sposò nel 1995 e da cui ebbe il figlio Giovanni (2000). Francesco sposò Anna Maria nel 1992, da cui ebbe Agnese (1993) Michele (1995) Margherita Maria (1997) ed Elisabetta (2008) andando ad abitare, dal 1997, allo Statuario, che la famiglia aveva lasciato nel 1978. Maria Teresa si laureò in Lettere e sposò (2004) Mariano Rocco (Mario) da cui ebbe Giuseppe (2006).
Nel 1994 per festeggiare il pensionamento, Michele con Caterina e Maria Teresa partirono per l’Australia, per visitare i fratelli di Caterina, Pasquale e Giuseppe, e soprattutto la mamma/suocera Antonia che non vedevano dal 1980, quando partì dopo la morte del marito. Era una prima volta in Australia per tutti e 3, mentre per Caterina e Maria Teresa era anche il battesimo dell’aria, con appena 17.000 km di viaggio. Il soggiorno fu eccellente, perché era stato atteso da decenni. Soggiornarono nella grande e bella casa di Pasquale nel quartiere Carlton di Melbourne, mentre mamma Antonia da diversi anni era residente in una casa di riposo. L’altro cognato Giuseppe, invece, viveva a Sidney e per raggiungerlo Pasquale organizzò, per i soli Caterina e Michele, un viaggio in Pullman turistico di alcuni giorni. L’incontro con Giuseppe, che non vedevano da circa 20 anni, fu intenso ma breve ed avvenne in un albergo di Sidney. Al ritorno il pullmann si fermò in corrispondenza della casa di Pasquale, Caterina e Michele scesero e intravidero dall’altra parte della strada i parenti in attesa; non si accorsero che per attraversare bisogna guardare anzitutto a destra, contrariamente a quanto avviene in Italia e vennero investiti da un automobile. Dopo qualche settimana di ospedale vennero dimessi e fecero rientro in Italia, dove Caterina dovette sottoporsi a cure ortopediche per le fratture riportare. Il cognato Giuseppe aveva rifatto fortuna in Australia, grazie anche ad una vittoria alla lotteria, con i numeri vincenti che gli erano stati dettati dalla mamma Antonia. Intraprese un attività di allevamento di pesci, che però venne travolto da un uragano, rigettandolo in difficoltà economiche; nondimeno ebbe una relazione sentimentale ed altri due figli, e scomparve nel 1997; in questo stesso anno la suocera Antonia fece ritorno in Italia ove morì all’età di 94 anni nel 1998.
Negli anni tra il finire del millennio e il 2004 scorreva il lieto rosario degli eventi legati ai piccoli nipoti, nascite, battesimi, compleanni, comunioni, tappe scolastiche o legate a sport, musica ecc.
Il 2004 vide, oltre al felice evento del matrimonio di Maria Teresa, due eventi sciagurati. Dapprima Michele fu vittima di una classica truffa all’anziano; venne abbindolato da malviventi per strada, credendo a finti diamanti a buon mercato. Accompagnato in banca gli svuotarono il conto, dove da pochi giorni era stato accreditata una somma derivante da un prestito per far fronte alle spese del matrimonio. Qualche giorno dopo Riccardo ebbe una crisi psichica e venne ricoverato in regime di trattamento sanitario obbligatorio, con la gravissima diagnosi di schizofrenia, il riconoscimento dell’invalidità civile, l’assegnazione di un sussidio sociale da parte dell’INPS e l’accesso ai posti riservati ai disabili dal collocamento obbligatorio. Questa grave patologia, se non attentamente controllata con la regolare assunzione dei farmaci e una vita astemia, si aggrava man mano ed il rischio di atti violenti contro se stessi o il prossimo aumenta del 20 percento ogni 5 anni. Nel 2009 Caterina e Michele festeggiarono le nozze d’oro con un pellegrinaggio organizzato dal parroco di Stella Maris (Ostia) don Plinio Poncina, a Lourdes, a cui parteciparono anche Maria Teresa con Giuseppe, Riccardo e Francesco con la sua famiglia. A Lourdes, provenienti dall’Australia, arrivarono anche Annetta, John e le figlie, che facevano un giro in Europa. Qualche mese dopo, la mente ormai devastata dalla schizofrenia, portò Riccardo (48 anni) a compiere un gesto estremo. Si trovava alla stazione ferroviaria Maglianella sulla linea che porta all’Aeroporto Leonardo da Vinci, perché lavorava (come categoria protetta, in quanto disabile) nell’impianto della mensa per i dipendenti dell’IFAB, lì vicino. Per la sepoltura venne naturale ricongiungere Riccardo al fratello Francesco, utilizzando il loculo bambini di quest’ultimo, previa incinerazione della salma del primo. Anche la lapide rimase identica, salvo l’aggiunta del riferimento al nuovo defunto. Il trauma della morte di un secondo figlio prostrò severamente sia Caterina che Michele, che non avevano ben compreso la gravità della malattia di Riccardo. A Michele, qualche tempo dopo venne diagnosticata la sindrome di Alzheimer, con il riconoscimento dell’invalidità civile e dell’indennità di accompagnamento.
Con l’estate 2017 si interruppe la tradizione del soggiorno estivo (in corrispondenza della festa dell’Assunta) in Calabria, nel paese, Campocalabro, del genero Mario, a causa della fatica del trasferimento in automobile e della circostanza che l’appartamento di Mario è situato ad un piano alto e senza ascensore. Al suo posto da allora, ogni anno, nello stesso periodo, soggiornava una settimana presso l’Ospizio salesiano Sacro Cuore, agli altipiani di Arcinazzo, insieme al figlio Francesco, con la nuora Anna Maria e la nipote Elisabetta. Un luogo perfetto per il soggiorno di anziani per l’amenità del luogo, il fresco e la comodità della struttura, nonché per l’accoglienza familiare dei gestori.
Il 28 giugno 2018 la badante Lili arrivando a casa la mattina alle 9, trovò Caterina a terra dolorante. Caterina riferì di essere stata spinta da Michele dopo una discussione sulla doccia di quest’ultimo; gli venne diagnosticata la rottura della spalla con conseguente fasciatura.
Lo vidi l’ultima volta il 10 novembre 2018 in occasione di un party per il compleanno di Margherita Maria organizzato a casa sua proprio perché non era in animo di uscire.
La mattina del 22 novembre 2018 venne trovato da Caterina nel letto inanime.


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